Viviamo in una società fortemente interconnessa, nella quale le strutture informatiche riversano milioni di dati sui nostri dispositivi costantemente, in un febbrile andirivieni. 

Questo enorme flusso di dati ci è indubbiamente d’aiuto nello svolgimento di tante funzioni quotidiane: guardare un film, ascoltare musica, lavorare, prenotare una visita, effettuare dei pagamenti. 

Proprio quest’ultima attività è stata però al centro di un disservizio che ha bloccato i pagamento Pos in tutta Italia nelle giornate di giovedì 28 e venerdì 29 novembre, per giunta nella settimana del “black friday”, l’ennesima americanata d’importazione che spinge i consumatori, sempre più infiacchiti dagli effetti dell’inflazione, a cercare di sfruttare gli sconti elargiti per l’occasione dalle varie catene commerciali. 

Le interruzioni al servizio sono state molteplici e diffuse su tutto il territorio nazionale, e hanno riguardato anche gli sportelli del bancomat e i circuiti delle carte di credito. 

La responsabile del disservizio è stata prontamente identificata nella società Worldline, francese, che ha risentito di «problemi di connessione ai suoi data center in Italia», come dichiarato in una nota. I problemi in questione sono stati causati da lavori di installazione di tubature del gas in Svizzera, che hanno danneggiato gravemente i cavi della rete con ricadute pesanti sui servizi attivi nel nostro Paese. 

Al di là dell’episodio – che nel momento in cui scrivo queste righe appare risolto – è giusto fare una riflessione a monte. E’ bastata una banale disattenzione in un cantiere svizzero per provocare un danno tangibile al nostro sistema economico, con Pos e bancomat bloccati per un paio di giorni. 

Il mondo nel quale siamo immersi quotidianamente ha una fragilità intrinseca di cui spesso non siamo coscienti: la digitalizzazione spinta in ogni campo, per quanto indubbiamente comoda rispetto al “mondo di prima”, porta con sé un numero non indifferente di rischi e problematiche. 

Al di là delle paranoie sui famigerati “hacker russi” – una sorta di “uomo nero” della nostra era – rimane l’assoluta fragilità del mondo digitale che ci circonda. 

In caso di efficace attacco telematico da parte di potenze ostili, potremmo ritrovarci di colpo completamente disarmati: non di bombe e fucili, ma dei nostri sistemi di telecomunicazione, e persino di servizi fondamentali come la rete elettrica e i sistemi di illuminazione stradale, con conseguenze facilmente intuibili. 

Non si tratta però solo di un problema “bellico”: nel momento in cui l’insieme della nostra identità sociale – conto corrente, carte di credito, documenti personali, tessera sanitaria… – vengono completamente digitalizzati e inseriti in una sorta di portafoglio virtuale, che i nostri governanti spacciano per l’ennesimo trionfo del progresso, quanto sarà semplice per una forza di governo con tendenze antidemocratiche controllarci, magari modulando la nostra capacità di agire nella rete – e quindi nella quotidianità – in base, ad esempio,  a una sorta di sistema a punti simile a  quello della patente di guida, tarato sulla propria “affidabilità” nei confronti del sistema? 

I diritti fondamentali della nostra Costituzione – scritti in un’epoca che oggi appare lontanissima sul piano dello sviluppo tecnologico – verranno ancora rispettati, specie dopo le “prove generali” degli strumenti di controllo di massa sperimentati nel periodo pandemico 2020-22?

La mente viaggia verso scenari distopici, futuristici, che molti riterranno – forse a ragione –  esagerati e complottisti. Tuttavia è opportuno, in un Paese che guarda spesso più volentieri indietro che avanti, interrogarsi su quello che sarà il mondo che ci aspetta, valutando bene non solo il lato solare e positivo degli avanzamenti tecnologici – che sono sempre i bene accetti quando migliorano la vita dei cittadini – ma anche quegli aspetti, almeno potenzialmente, più oscuri. Non avendo timore di apparire “conservatori” se questo vorrà dire difendere le libertà personali dei cittadini davanti a minacce concrete, esterne o interne che siano.