In una lunga Intervista apparsa sul quotidiano “La Verità” l’ex presidente della nostra regione Giovanni Toti sull’opportunità di salire sullo yacht di Spinelli risponde così: “Andare a trovare un anziano imprenditore che dà lavoro a 2000 persone è sanzionabile penalmente e moralmente? Da quando il diritto penale si è trasformato nei comandamenti del Monte Sinai?”
Alla successiva domanda di Novella, il giornalista che lo ha Intervistato, che chiedeva: “Quindi lo rifaresti?”, Toti rispondeva: “Certo, tornerei sullo yacht. Tornerei al circolo sportivo di MSC a Ginevra, tornerei alla sede del fondo sovrano di Singapore. Le imprese producono benessere per la collettività, e gli amministratori hanno il dovere di assicurarsi la fiducia degli imprenditori, nel rispetto della legge. Altrimenti dovremmo vietare ad ogni politico di visitare qualsiasi stabilimento industriale”.
Nel corso dell’intervista l’ex governatore, sul tema del terminal Rinfuse dato in concessione a Spinelli, sostiene: “Spinelli ha finanziato tutti i partiti, negli anni. E l’atteggiamento che ho avuto nei suoi confronti è stato applicato a tutte le imprese che hanno rapporti con l’amministrazione, finanziatori o meno. Questi rapporti non solo sono trasparenti, ma hanno rappresentato un volano di crescita straordinario, visto che la Liguria ha ridotto la disoccupazione e aumentato l’export più delle altre Regioni”.

Il concetto che meno mi convince in questo ragionamento è che le imprese indistintamente producano benessere per la collettività. Nel sistema lobbistico in essere mi pare che in molti casi le imprese producano benessere per i loro proprietari, talvolta anche a detrimento della collettività e con il consenso della politica.
Eisenhower già nel secondo dopoguerra metteva in guardia dagli evidenti pericoli che poteva creare il fatto di avere una potente lobby delle armi. Oggi abbiamo avuto ampie dimostrazioni che le lobbies, di fatto, in modo anche lecito sul piano delle vigenti norme legislative, condizionano la politica e difficilmente fanno gli interessi della collettività. Lo abbiamo visto con le armi che stiamo inviando in Ucraina, che danneggiano in modo importante l’economia europea, e lo abbiamo visto con i vaccini, per i quali sono stati spesi miliardi di euro, per poi venire a scoprire, su ammissione della stessa Aifa, che non proteggevano dalla diffusione dell’infezione virale. Restando su quest’ultimo tema, è certamente clamoroso il fatto che la Von der Leyen sia stata rieletta Presidente della Commissione europea il giorno dopo essere stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per la mancata trasparenza nella gestione dei contratti dei vaccini, in merito alla vicenda degli sms intercorsi tra lei e Bourla, ceo di Pfizer, che ha rapporti di lavoro significativi con il marito della stessa Presidente.
Siamo poi così sicuri che il proliferare di supermercati, inevitabilmente a danno dei piccoli negozi, sia un bene per i cittadini?
È davvero utile avere una decina di piccoli supermercati in centro storico nella zona di Piazza delle Erbe o avere un nuovo supermercato a Quarto a 700 metri dalla Coop, sia pure sull’altro lato di Corso Europa?
Teniamo presente che Genova continua ad essere una delle città più care d’Italia, se non la più cara…
Limito il discorso a questi tre esempi, potrebbe ovviamente essere molto più esteso.

Credo che il proliferare di potenti lobbies sia uno dei motivi che hanno messo in crisi il nostro sistema democratico; abbiamo preso spunto dall’America e siamo ormai schiacciati da un sistema tentacolare che permette alle famiglie più potenti dell’Occidente di controllare ormai quasi tutti i settori, ivi compreso quello dei media, che sono diventati in molte circostanze vettori di propaganda più che strumenti di informazione. Poche centinaia di persone hanno in mano i destini di quella che è stata la parte più evoluta sul piano dei diritti civili e della libertà del nostro pianeta.
Tornando all’intervista di Toti, credo sia difficile giudicare il suo operato, se lo si decontestualizza; se invece lo si colloca all’interno di un sistema, ci si accorge che, se non cambia il sistema, se la politica non riprende un ruolo di garanzia e di controllo, il caso Toti rappresenta la norma e non l’eccezione.

in Italia e nel mondo, soprattutto in Occidente, la politica è in larga parte a servizio di interessi privati e non più della collettività, a cui resta il compito, sempre più ingrato, di scegliere i propri rappresentanti, sapendo che anch’essi saranno alla mercé dei potenti. Credo che, per riportare la gente a votare, occorra un nuovo modo di fare politica, avendo almeno il coraggio di provare a contrapporsi a questo sistema e cercando per quanto possibile di ostacolarlo, gettando un po’ di sabbia nei suoi oliati meccanismi.
A guidarci non deve essere la delusione di quanto avvenuto in un passato recente, ma la fiducia che, avendo imparato da errori commessi per aver concesso troppo spazio a demagogiche forme di populismo e a una concezione apparentemente estremamente democratica e nella realtà troppo verticistica e, in fin dei conti, paradossalmente privatistica della politica, si possa oggi davvero lottare per un sistema migliore. Tale necessità è peraltro assoluta, perché quello nel quale viviamo sta implodendo sulle sue insanabili contraddizioni.

Marco Lorenzoni

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