di Marco Martini, membro del Direttivo di Uniti per la Costituzione, residente a Sestri Ponente.

Apprendiamo dai quotidiani che l’iconica sede di Giglio Bagnara in Via Sestri potrebbe essere presto destinata a uso residenziale, sulla base di una proposta targata Cassa Depositi e Prestiti che prevedrebbe la realizzazione di alloggi per i dipendenti di Fincantieri. Stando alle indiscrezioni della stampa, l’assessore Mascia avrebbe già espresso il proprio favore al progetto, con la sola condizione che il piano terra dell’immobile – che si sviluppa su tre piani – rimanga a uso commerciale. Una simile proposta, se confermata in questi termini, ci lascerebbe sconcertati.

Mascia aveva già ventilato la possibilità che Fincantieri subentrasse a Bagnara, ma allo scopo di insediarvi i propri uffici, non certo per creare l’ennesimo “dormitorio” per lavoratori, per giunta nel cuore di un quartiere che, negli ultimi tempi, ha già dovuto subire gli effetti indesiderati delle opere di ribaltamento a mare, le quali hanno provocato numerosi disagi materiali e immateriali a una comunità messa sempre più sotto pressione dalla convivenza con il cantiere.

La perdita, probabilmente inevitabile, di Giglio Bagnara rappresenta già di per sé un duro colpo per la comunità locale, ma le notizie poco rassicuranti che abbiamo riportato, e che sembrano avvicinare Sestri al triste destino di diventare una grossa dépendance dei cantieri navali, aprono una riflessione di più ampio respiro sull’identità del quartiere e sulle trasformazioni che gli vengono imposte.

Quella che viene messa a repentaglio sempre di più è l’anima stessa di Sestri Ponente, che è sì un’area a vocazione cantieristica, ma allo stesso tempo presenta una caratteristica unica nel suo genere, quella di una via centrale lunga 700 metri che è una sorta di centro commerciale a cielo aperto, ricca di attività storiche, che hanno scritto una pagina importante della “storia di popolo” della nostra città. Questo patrimonio è minacciato dall’apertura dell’ennesimo Esselunga, un progetto irricevibile per chi conosce la struttura del tessuto socio-economico di Sestri, ma che è stato calato dall’alto secondo volontà ed esigenze che non rispecchiano affatto quelle della comunità locale.

Esselunga rischia di diventare il mostro impazzito che distruggerà senza pietà la folta rete del commercio al dettaglio, sostituita progressivamente da un unico “colosso” che tutto ingloba. La grande distribuzione, presente con numerosi punti vendita nel quartiere, ha sempre trovato un punto d’equilibrio con la realtà territoriale, organizzandosi in esercizi medio-piccoli integrati nel contesto circostante. Con l’arrivo di Esselunga questo delicato gioco di equilibri salterà in aria, portando a conseguenze facilmente immaginabili.

Non sono a rischio soltanto molti posti di lavoro e molte piccole e medie attività economiche, ma l’identità stessa di un quartiere che, schiacciato tra le esigenze voraci di due giganti – Fincantieri ed Esselunga – rischia di sparire per sempre, lasciando spazio a un quadro urbanistico, sociale ed economico anonimo e deprimente, fatto di minimarket, alloggi-dormitorio, palazzi vuoti e un centro commerciale attorno al quale tutto finirà per gravitare. Un incubo non solo per chi conosce Sestri, ma per chiunque abbia a cuore l’identità stessa della nostra città, composta da molteplici realtà vive e originali.

Non lasceremo comunque che questo processo di demolizione controllata delle nostre comunità locali avvenga indisturbato; Uniti per la Costituzione si batterà a difesa dell’identità e dell’anima dei nostri quartieri, delle nostre piazze, dei nostri negozi, contro il Nulla che avanza.