A seguito della votazione in merito avvenuta durante l’ultima Assemblea dei Soci, tenutasi lo scorso 26 febbraio al circolo CAP, abbiamo deciso di sostenere le ragioni del “No” per il referendum sulla riforma della giustizia del 22-23 marzo. Segue il testo elaborato dall’Avv. Giovanni Cugurra, membro della nostra associazione.

         Le ragioni del “NO” alla separazione delle carriere

La scelta di votare NO a questa riforma costituzionale nasce dalla volontà di preservare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, garantendo che la giustizia rimanga un servizio imparziale al servizio del cittadino. Le ragioni di questa posizione si articolano su tre pilastri fondamentali:

1. La tutela dell’unità della Magistratura e dell’indipendenza del CSM
La riforma mira a modificare l’impianto originario della Costituzione Italiana, frammentando l’organo di autogoverno della magistratura in due distinti Consigli Superiori (CSM). Questo indebolimento della struttura unitaria rischia di compromettere l’indipendenza della magistratura, pilastro fondamentale della tripartizione dei poteri. Un pubblico ministero separato dalla cultura della giurisdizione potrebbe, nel tempo, scivolare verso una maggiore prossimità al potere esecutivo, allontanandoci dal modello di autonomia che ha storicamente garantito l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

2. L’efficienza della giustizia e il servizio al cittadino
Contrariamente a quanto auspicato, la separazione delle carriere non appare come lo strumento idoneo a risolvere le criticità sistemiche della giustizia italiana, come l’eccessiva durata dei processi o le dinamiche correntizie. Il rischio è che una riforma prettamente ordinamentale non incida sulla velocità dei procedimenti, ma crei barriere burocratiche che riducono la rotazione degli incarichi e la flessibilità organizzativa. Il cittadino necessita di una magistratura efficiente e indipendente, non di una riforma che rischia di trasformare il Pubblico Ministero in un “avvocato dello Stato”, potenzialmente meno attento agli elementi di prova a favore dell’indagato.

3. La salvaguardia del modello democratico italiano
L’attuale tendenza verso riforme che accentrano i poteri o che si ispirano a modelli stranieri (come quello statunitense) rischia di snaturare la nostra democrazia parlamentare e sociale. Il sistema italiano ha dimostrato che l’indipendenza dell’accusa è garanzia di legalità anche nei confronti dei poteri forti. Indebolire questa autonomia, parallelamente ad altre riforme come il cosiddetto “premierato”, potrebbe portare a uno squilibrio istituzionale in cui i diritti individuali e le garanzie costituzionali vengono subordinati a logiche di indirizzo politico.

In conclusione: Il voto contrario è un atto di difesa di una giustizia che deve rimanere equa, terza e soprattutto libera da ogni possibile influenza esterna, per garantire che il processo sia sempre uno strumento di verità e mai di parte.