di Marco Martini

Il caso di Bordighera, nel quale lo scorso febbraio una bambina di due anni, Beatrice, ha perso la vita a causa dei maltrattamenti subiti dal nuovo compagno della madre e dalla madre stessa, rappresenta una delle vicende più drammatiche emerse nella recente cronaca italiana.

Al di là della sua atrocità, che lascia sgomenti, questo episodio impone una riflessione più ampia sul contesto sociale in cui tali tragedie possono maturare, interrogando il modo in cui oggi si strutturano le relazioni interpersonali, familiari, comunitarie e sociali.

La trasformazione dei legami familiari e sociali.

La società contemporanea è spesso descritta come caratterizzata da relazioni più fluide, meno stabili e meno vincolate rispetto al passato. In questo scenario, il concetto stesso di famiglia e di comunità appare in trasformazione, con legami che possono risultare più fragili e meno protettivi.

La stessa responsabilità legata alla genitorialità può emergere in condizioni di precarietà emotiva e relazionale, in cui la stabilità dei rapporti non è sempre garantita.  Tale fenomeno contribuisce a rendere più complesso il compito fondamentale di proteggere i soggetti più vulnerabili, in particolare i bambini, che dipendono totalmente dagli adulti di riferimento.

Competizione e cooperazione nella società odierna.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il modello sociale dominante. Nella società odierna si osserva spesso una forte enfasi sulla competizione rispetto alla cooperazione. 

Le persone si trovano frequentemente a dover competere tra loro per ottenere vantaggi lavorativi, sociali ed economici, anche minimi e quasi insignificanti. Questa sfida perenne da “io contro il mondo” contribuisce a creare un clima in cui il confronto costante tra individui diventa una componente strutturale della vita quotidiana. 

Tale dinamica viene inoltre amplificata dai social media e dai mezzi di comunicazione di massa, che rafforzano ulteriormente la dimensione competitiva e comparativa delle relazioni sociali. Non si tratta quindi soltanto di scelte individuali, ma di un sistema culturale e sociale che tende a incentivare la competizione piuttosto che la cooperazione, in ossequio ai principi del neoliberismo.

Recuperare uno spirito di collaborazione e solidarietà diventa quindi un elemento centrale per riequilibrare queste dinamiche, riducendo la pressione di una competizione continua che può permeare ogni ambito della vita.

Le fragilità dei più vulnerabili.

Le vicende di cronaca non riguardano solo l’infanzia. Anche altre categorie fragili, come le persone con disabilità o gli anziani non autosufficienti, possono trovarsi in condizioni di isolamento o di insufficiente tutela.

In molti casi emergono difficoltà strutturali nel garantire adeguati livelli di protezione e assistenza, anche a causa delle criticità dei sistemi di welfare, della scarsità di risorse e della crescente pressione sui servizi sociali e sanitari. Queste condizioni possono contribuire ad aggravare situazioni di fragilità già esistenti, lasciando spesso le persone più vulnerabili esposte a rischi significativi.

Una riflessione sul ruolo della società.

Il caso di Bordighera solleva interrogativi profondi sul funzionamento della società e sulla sua capacità di proteggere chi si trova in condizioni di maggiore vulnerabilità. Non si tratta soltanto di analizzare responsabilità individuali, ma di comprendere la tenuta complessiva delle reti sociali e istituzionali.

Episodi di tale gravità, superato lo shock iniziale, ci invitano a riflettere sulla necessità di rafforzare e in certi casi ripensare i sistemi di prevenzione, il sostegno sociale e la capacità delle comunità di intercettare situazioni di disagio prima che possano degenerare in tragedie irreparabili.

Uscire dalla gabbia dell’individualismo.

La morte della piccola Beatrice rappresenta una ferita profonda per la nostra collettività. E una domanda che non trova risposta e nutre gli incubi: tutto ciò si poteva evitare?

Al di là della cronaca, rimane l’urgenza di interrogarsi su come costruire una società più attenta, solidale e capace di proteggere i suoi membri più fragili, adottando soluzioni concrete e di buon senso. Solo attraverso il rafforzamento dei legami sociali, della cooperazione e delle reti di supporto – rinunciando a un certo modo di pensare ultracompetitivo e super individualista – sarà possibile ridurre il rischio che tragedie simili possano ripetersi.